Gabriele Benedetti: l’osteopata più famoso al mondo grazie a Youtube
Il nome “Gabriele Benedetti” su google genera 502.000 ricerche. La
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Oltre 570 gol in carriera, 5 palloni d’oro, quasi 30
Bebe Vio è diventata, ormai, una delle persone italiane più
Gennaro Ivan Gattuso, detto Rino, è un signore. Un signore del calcio, sia del campo che della panchina. 83 partite da allenatore rossonero, 40 vittorie, 23 pareggi e 20 sconfitte, una percentuale di vittorie del 48,19%, un sesto e un quinto posto. Oltre 460 partite in campo, 1 Coppa Italia, 2 scudetti, 2 Supercoppe Italiane, 2 Supercoppe Uefa, 2 Champions League.
Una storia fatta di successi, di vittoria, di grinta, di passione e amore. Così, al termine del summit con la dirigenza, Gattuso ha avuto poche parole: “La mia storia col Milan non potrà mai essere questione di soldi”. Rinuncia così a percepire oltre 11 milioni di euro lordi per i prossimi due anni pur di far avere ai componenti dello staff, 10 collaboratori, l’intero stipendio che spetta loro fino al 2021.
Un gesto clamoroso, che è piaciuto a tutti. Dai tifosi agli appassionati, fino all’AD Gazidis: “Ho avuto il privilegio di conoscere Rino in questi sei mesi, ha lavorato senza sosta, assumendosi sempre tutte le responsabilità, ponendo il Club al di sopra di qualunque altro interesse. Dal profondo del cuore: grazie Rino”.
Rino Gattuso ha portato il Milan ad una posizione, in classifica, dove non era dal 2013, nonostante una rosa meno all’altezza e un’esperienza minore.
I meriti del Campione del Mondo sono da ricercare soprattutto nella riorganizzazione difensiva: una squadra finalmente apparsa solida, impermeabile, compatta, nonostante un Caldara scomparso dai radar e un Abate inventato centrale. In inverno sono stati tantissimi i clean sheet, le porte inviolate, con conseguente crescita del gioiello Donnarumma, finalmente apparso un grandissimo portiere. Alla fine il Milan è la terza difesa del campionato, dietro a Juventus e Inter, con appena 36 gol subiti.
Ha migliorato il gioco e la manovra, soprattutto da gennaio, quando il mercato gli ha regalato un piccolo fenomeno dal nome Paquetà. E nonostante l’assenza di un tassello fondamentale come Bonaventura, il Milan nelle ultime 20 partite ha fatto 17 gol. Merito di Piatek, ovviamente, ma anche di uno stile di gioco fluido, finalmente con qualche idee.
Il merito più grande di tutti, però, è stato quello della gestione umana e disciplinare dello spogliatoio. Biglia, Kessiè, Bakayoko. Gattuso ha trattato tutti nella stessa maniera, usando il bastone e la carota, facendo il padre padrone e il fratello maggiore, l’amico e il capo. Perché per tutta la carriera ha avuto un solo credo: mettere il Milan davanti a tutto. Davanti a sé anche. Quante volte in conferenza stampa, infatti, ha preso tutte le colpe? Si è assunto tutti i problemi? Si è messo in discussione in prima persona?
Gennaro Gattuso è stato un signore. Il Milan fa bene a cambiarlo, perché deve crescere, continuare un percorso che lo porterà di nuovo a competere per il titolo. Ma lo rimpiangerà. Eccome.
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